Il ruolo dei neuroni specchio nello sviluppo delle capacità di apprendimento del bambino

neuroni specchio

I neuroni-specchio sono una classe speciale di cellule del cervello che riflette il mondo esterno e svela come l’uomo sia in grado non solo di capire, ma anche di stabilire rapporti con i suoi simili; è infatti il “meccanismo-specchio” che permette all’uomo di sperimentare nella propria mente le azioni che vede e sente compiere da un proprio simile. 

Questa scoperta fondamentale è dovuta al Dott. Giacomo Rizzolatti, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma. 

I neuroni-specchio dimostrano l’attivazione delle stesse aree cerebrali sia quando un’azione viene compiuta in prima persona che quando viene vista compiere da un altro individuo. Negli umani i Mirror Neurons si trovano nella corteccia frontale inferiore, vicino all’area di Broca, area del linguaggio. Il linguaggio umano sembra quindi essersi evoluto dal sistema motorio implementato nei neuroni-specchio.

Tale classe di neuroni rappresenta la possibilità per il bambino di sperimentare la significatività e l’impatto emozionale dell’azione prima ancora del linguaggio, poiché grazie alla loro presenza si dimostra come il sistema motorio non sia adibito solo al controllo dei movimenti, ma anche a quello delle azioni e dell’intenzionalità.

Prima dell’ingresso nel linguaggio, quindi, il bambino, grazie alla presenza dei neuroni-specchio, è dotato di un insieme selettivo di “attitudini al significato” di tipo prelinguistico che si manifestano come rappresentazioni primordiali del mondo, la cui piena realizzazione si completa solo successivamente grazie allo strumento culturale della lingua.

neuroni specchio

I neuroni-specchio funzionano meglio in un ambiente ricco di giochi e di elementi stimolanti

Giochi e interazioni di tipo imitativo possono rappresentare un fattore importantissimo nello sviluppo conoscitivo ed emotivo del bambino ancor prima dell’apprendimento della lingua.

I neuroni-specchio sono quindi implicati nello sviluppo cognitivo, fisico ed emotivo sin dai primi mesi di vista e accompagnano il bambino fino all’età prescolare.

Ciò significa che mimica, sorrisi, gesti, parole, suoni e azioni arricchiscono e contribuiscono a sviluppare l’individuo. Quanto più l’ambiente di gioco creato attorno al bambino è stimolante da un punto di vista relazionale, tanto più il bambino si troverà immerso in gesti e azioni che sarà stimolato a riprodurre. 

Grazie al processo imitativo innescato naturalmente dai neuroni-specchio, inizierà quindi una fase di “raffinazione”, finché quegli stessi gesti, anche filtrati dalla dinamica del gioco, non diventeranno fluidi e completi e quindi parte integrante del bagaglio d’azione del bimbo.

L’esperienza di gioco viene naturalmente arricchita da due fattori: l’interazione e le emozioni.

L’interazione con il genitore permette al bambino di rispecchiarsi nell’adulto di riferimento, e in questo modo si ampliano le connessioni neurali e i collegamenti tra le azioni. Si può avere facile prova di questo meccanismo biologico quando facciamo ai nostri figli le famose faccette o le smorfie: questo dialogo intimo, che avviene viso a viso, vedrà il bimbo capace di riprodurre man mano le nostre espressioni, fino a farle diventare più complesse, al punto tale da diventare egli stesso autonomo nel produrle, non soltanto di riflesso.

Ancora, le emozioni. Il bambino non è solo in grado di riprodurre il gesto, ma grazie ai neuroni-specchio dimostra sin da subito la capacità di riconoscere ed attribuire un significato all’emozione durante il gioco. Le emozioni, infatti, attivano la nostra struttura cerebrale, inducendoci ad assumere una mimica o addirittura una posizione congruente che l’altro essere umano è capace immediatamente di decodificare. Tornando all’esempio delle smorfie, il bambino sarà in grado di distinguere naturalmente la faccia felice, dalla faccia triste, alla faccia buffa, attribuendogli una significatività specifica a seconda del contesto. 

I giochi possono essere funzionali all’interazione e permettere al bambino di “imparare guardando”

Per uno sviluppo sano, un bambino ed una bambina hanno bisogno di entrare in relazione con le emozioni e con le rassicurazioni che vengono dall’azioni, dai gesti e dalle interazioni con l’adulto di riferimento: è il nostro patrimonio genetico che, grazie ai neuroni-specchio, ci dimostra che la nostra mente ha necessità di rispecchiarsi in quella dei nostri caregivers.

Un ambiente visivamente stimolante, ad esempio, e ricco di giochi ed esperienze da poter condividere è quindi un importante fattore ed un passo importante per definire in modo armonioso la prime relazioni affettive significative. 

La parola, i gesti, i suoni, il contatto visivo e le carezze sono il primo e più immediato modo per innescare questa funzione; tanti giochi che prevedono l’interazione e l’apprendimento imitativo possono rappresentare un’enorme risorsa non solo per i bambini, ma anche per i genitori.

Dai giochi estremamente semplici per l’infanzia si può progressivamente passare a strutture di gioco imitative e di memoria più complesse, fino ai giochi che hanno una vera e propria funzione didattica, per accompagnare i nostri figli alla scoperta del mondo, del suo ciclo di vita e delle sue meraviglie.