Casette e capanne: come il ‘rifugio’ aiuta lo sviluppo emotivo del bambino

In tutti i nostri ricordi d’infanzia l’istinto a nascondersi, sotto un tavolo o dietro tende e tovaglie, è un accadimento ricorrente. Perché i bambini, ad un certo punto della propria crescita, sentono l’esigenza di avere una vera e propria tana dove rifugiarsi? Non a caso il famoso gioco del “nascondino” resta il più amato dai nostri figli. 

Anche i bambini, infatti, hanno il diritto di avere all’interno degli spazi di casa un angolo tutto proprio, dove rifugiarsi quando sono stanchi o semplicemente hanno un naturale desiderio di stare da soli.

I bambini, infatti, esattamente come gli adulti, sentono l’esigenza di uno spazio e di un tempo tutto per sé e la esprimono proprio in questo modo. Queste prime manifestazioni di indipendenza e di autonomia nei confronti dei propri genitori sono assolutamente normali ad un certo punto dell’infanzia.

A che età inizia a manifestarsi l’esigenza di autonomia nel bambino?

Il momento in cui il bambino passa dall’eteronomia, ovvero il bisogno di regole al di fuori del sé, quindi provenienti dai genitori o dagli adulti, all’autonomia, cioè la capacità di decidere da solo cosa è bene e cosa è male, si manifesta intorno ai 3 anni.

In un sano sviluppo emotivo del bambino bisogna tener conto che l’indipendenza si sviluppa gradualmente, in fasi che corrispondono grossomodo all’avanzare della scolarizzazione. Le possiamo schematizzare in una prima fase che va dai 3 ai 5 anni, con le prime manifestazioni di autonomia, e in una seconda fase che va dai 6 ai 10 anni, quando i nostri figli saranno ormai pronti a restare a casa da soli, a tornare non accompagnati da scuola a casa, a uscire a giocare con gli amici, a organizzare il proprio tempo libero nonché a dialogare alla pari con gli adulti.

Nella prima fase (3-5 anni), il rifugio, insieme ad un’altra serie di elementi che vedremo in seguito, può rappresentare un grande alleato per un sano sviluppo emotivo nei nostri figli.

Come possiamo accompagnare i nostri figli nello sviluppo emotivo e del senso di indipendenza?

La prima piccola “regola” di cui tener conto è il supporto alla cosiddetta la capacità affettiva: sì all’incoraggiamento, anche solo con un gesto o con uno sguardo benevolo; sì all’assunzione di piccole responsabilità dentro casa, come ad esempio una decisione, anche sbagliata, rispetto ad un vestito da indossare; no alle etichette e ai paragoni con coetanei, compagni di scuola, fratelli o sorelle, anche nella semplice espressione o constatazione su caratteristiche fisiche o caratteriali, specialmente in presenza di altre persone.

In secondo luogo, possiamo incoraggiare quella che viene definita autonomia pratica: lasciare che i nostri bambini vadano in bagno da soli, che possano gestire in autonomia la propria merenda all’orario prestabilito; in altre parole, dobbiamo concedere ai nostri figli uno spazio-tempo. 

All’interno di questa cornice può essere davvero molto funzionale avere a portata di mano nella stanza dei giochi la famosa “casetta”, dove i nostri bambini possano sperimentare se stessi e le proprie fantasie anche fuori dal controllo genitoriale.

L’amico immaginario, infatti, che può tenere compagnia al nostro bimbo nel tempo passato all’interno della sua casetta, è un potente strumento nel percorso graduale verso l’autonomia.

Nel mondo fantastico della sua casa, nostro figlio può infatti essere libero di esprimere paure, angosce, dispiaceri senza temere l’autorità dei genitori, sviluppando così in modo naturale le difese emotive dall’angoscia e dalla frustrazione.

Cosa fanno i bambini nella propria “casetta”?

I più recenti studi di psicologia infantile e comportamentale ribadiscono quanto l’essere “soli” all’interno della casetta rappresenti un momento significativo per il bambino. Se fino ai 6 anni l’attaccamento e le cure parentali costituiscono l’attività più gratificante per i nostri figli, è altrettanto vero che per un corretto sviluppo emotivo il bimbo deve sapere di poter contare su sé stesso e sulle proprie risorse, prendere consapevolezza, in altre parole, delle proprie capacità esecutive.

Nella propria casetta, casa, capanna o stazione spaziale che sia, il bambino può infatti costruire mondi immaginari, dialogare con amici invisibili, inventare storie e diventarne addirittura il protagonista.

Lo spazio “segreto” della casetta è il primo vero momento di privacy di nostro figlio, in cui si favorisce il cosiddetto gioco immaginativo, estremamente importante anche da esperire in solitudine, oltre che con i propri amichetti e compagni di giochi.

casette per bambino

Le casette per bambini, un grande aiuto durante il lockdown.

Il recente lockdown ha fatto emergere benefici ulteriori dalla presenza delle casette per bambini all’interno degli spazi di casa; in un momento di convivenza forzata, infatti, è diventato quasi impossibile per i nostri figli sottrarsi al nostro sguardo, e questo a lungo andare può degenerare in un sentimento di ansia e frustrazione. Inoltr,  la casetta può rappresentare un intelligente diversivo all’interno delle giornate segnate da una routine casalinga forzata e caratterizzata sempre di più dalla presenza di 

Nelle casette i bambini possono imparare a gestire gli spazi, ad ordinarli, ad averne cura e responsabilità.

Il tempo che i bambini passano all’interno della propria casetta è inoltre un tempo utile anche per i genitori che possono avere l’occasione di occuparsi di altro mentre il proprio figlio resta all’interno di uno spazio controllato, sicuro, e accogliente, lontano dai pericoli.