Bambini: giocare con la sabbia per “scavare” nelle emozioni

Il gioco con la sabbia rappresenta una vera e propria terapia, rivolta a sviluppare l’emotività dei bambini. Come metterla in pratica in spiaggia?

Spesso accade che le mani sappiano svelare un segreto intorno a cui l’intelletto si affanna inutilmente». Con queste parole Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, introdusse la sua tesi sull’importanza del ruolo della manualità nella comprensione delle emozioni e, in particolare, di quelle dei bambini. Prima ancora che con il linguaggio verbale, infatti, essi si esprimono, appunto, con l’utilizzo delle mani e, grazie a esse, possono dare forma ai loro pensieri, plasmando materiali. La sabbia è uno di questi: giocare con la sabbia, per i più piccoli, è una terapia utile per esternare le proprie difficoltà, a materializzare gli stati d’animo. Uno strumento, questo, molto utilizzato in psicologia. Ma quali sono i principi della cosiddetta sandplay therapy? Di seguito tutto quello che c’è da sapere sulla terapia del gioco della sabbia.

Sandplay therapy: il gioco della sabbia come metodo terapeutico

«La sabbia, costituita di tanti minutissimi granuli, che le conferiscono una spiccata plasticità e morbidezza, suscita sensazioni tattili che variano moltissimo a seconda che sia asciutta, bagnata, e in che quantità sia bagnata. È liquida come l’acqua, abrasiva come il fuoco, modellabile come la terra, e contiene in sé il significato degli elementi naturali primordiali». Così Dora Kalff, psicologa e allieva di Jung a cui si deve la codificazione del gioco della sabbia come terapia vera e propria che va sotto il nome di Sand Therapy, spiega perché proprio la sabbia costituisce un elemento utile a stimolare il bambino a rappresentare quanto nutrito nel proprio inconscio.

Secondo la Kalff, che di fatto fu artefice dell’evoluzione del gioco della sabbia di Jung in diagnostica, la sabbia da un lato riconduce chi la tocca all’esperienza primaria dell’origine, favorendo così quel bisogno primordiale di giungere alla propria radice. Dall’altro, rievoca il piacere infantile dell’esperienza, della manipolazione, privilegiando il tatto quale senso tramite della cura materna. È nel contatto tra le mani e la sabbia che materia, spirito e, dunque, corpo e psiche trovano un campo di sperimentazione comune, conferendo alla terapia del gioco con la sabbia un valore e una funzione terapeutica nei bambini come, del resto, negli adulti. Attraverso la manipolazione è infatti possibile creare con la sabbia forme capaci di rappresentare scenari immaginari, lasciando fluire l’inconscio in maniera istintiva e non filtrata dal metodo verbale.

Il sandplay, inteso come strumento terapeutico viene utilizzato nel trattamento e nella cura del bambino con disturbi emotivi. Si tratta di un approccio del tutto esperienziale che si attua attraverso il gioco, appunto, senza regole, libero e creativo in cui il paziente utilizza la tecnica della sabbiera: una sandbox della quale si serve per creare e posizionare oggetti e personaggi, ricreando il proprio stato d’animo, conferendo a esso una forma tridimensionale e dando, così, sostanza alle proprie emozioni. Sviluppata negli anni Sessanta e perseguita da Martin Kalff, figlio di Dora, la terapia del gioco con la sabbia è attualmente utilizzata in molti Paesi e trova la sua regolamentazione nella International Society for Sandplay Therapy.

Giocare con la sabbia: perché è importante?

Al di là di ogni necessità terapeutica, i giochi con la sabbia per bambini sono utilissimi a sviluppare diverse capacità e competenze nei più piccoli, sia da un punto di vista fisico che cognitivo. Avete mai fatto caso a cosa accade quando vostro figlio, sulla spiaggia, gioca con la sabbia? Scava con la paletta, riempie l’innaffiatoio, solleva secchielli pieni di rena: in una parola si muove, a beneficio della sua muscolatura ma anche della sua coordinazione. E, spesso, giocando trova i suoi simili: non c’è tramite più immediato del gioco con la sabbia in riva al mare per un bimbo, per cercare e trovare complicità e sinergia nell’altro, sperimentando la pratica della socialità, i suoi vantaggi, le sue implicazioni.

Con i giochi con la sabbia al mare è possibile, inoltre, praticare un primo approccio ai concetti matematici di base come quello di misura, con l’utilizzo del secchiello da riempire, per esempio, e anche a quelli linguistici: imparare a scrivere il proprio nome sulla sabbia è, per un bambino, come lasciare una prima traccia di sé nel mondo. Una traccia, di certo, non indelebile ma concreta.

In spiaggia, ma anche al parco giochi o in giardino. In estate, ma anche nelle belle giornate d’inverno e perfino in casa, ricorrendo ai giochi con la sabbia cinetica, il gioco della sabbia è un’esperienza sempre nuova, appagante e avvincente. È scavando nelle emozioni che si costruisce il proprio mondo e, esserne consapevoli fin da bambini, è una conquista fondamentale. Perchè costruire castelli di sabbia non significa dare forma alle illusioni, ma dare corpo ai propri bisogni e ai propri desideri e adoperarsi affinché essi diventano realtà. Buon gioco della sabbia a tutti!