Autonomia dei bambini: come stimolarla?

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«Il bambino mira chiaramente ed energicamente all’indipendenza. La conquista dell’indipendenza comincia con il primo giorno di vita». In questa frase, diretta e concisa, pronunciata da Maria Montessori, riferimento assoluto per la pedagogia italiana e internazionale, è sintetizzato un concetto fondamentale che ogni educatore, e ancor più ogni genitore, deve tenere a mente per svolgere al meglio il suo ruolo di guida, nel percorso di crescita del proprio alunno o del proprio figlio. Un percorso che ha inizio fin dai primissimi giorni di vita e che mira a stimolare l’autonomia nei bambini. È da subito, infatti, che essi intraprendono il loro viaggio nel mondo, alla scoperta dell’autonomia. Compito degli educatori e, prima ancora della famiglia, è quello di accompagnarli in esso, con un atteggiamento sano e consapevole. Di seguito alcuni consigli utili per farlo al meglio.

Autonomia dei bambini: le tappe di un viaggio alla scoperta di sé

«Ogni bambino ha i suoi tempi». I genitori, nei primi anni di vita del proprio figlio, si sente ripetere questa frase da tutti: nonni, pediatri, educatrici, maestre. E non c’è nulla di più vero: lo sviluppo della capacità e, di conseguenza, dell’autonomia nel bambino è strettamente legato, anzitutto, alle caratteristiche individuali di ciascuno. Ma rivestono un ruolo altrettanto fondamentale, nella conquista di essa, anche tutti gli stimoli che il bambino riceve, sul piano cognitivo, verbale, motorio e, non ultimo, affettivo.

Tuttavia, in linea generale, le tappe dello sviluppo dell’autonomia corrispondono all’avanzamento dell’età del bambino. Ed è così che, tra i 18 mesi e i 3 anni sarà pronto per iniziare ad approcciarsi al movimento e al linguaggio e imparerà a esprimere fisicamente e, pian piano, verbalmente i propri bisogni. Successivamente, tra i 3 e i 5 anni, il bambino sarà capace di svolgere da solo mansioni basilari come, per esempio, tenere in ordine i suoi giochi. Tra i 5 e gli 8 anni, poi, il bambino sarà finalmente in grado non solo di lavarsi e vestirsi da solo e di svolgere in autonomia attività come lo studio ma anche di occuparsi, sotto la guida di un adulto, di attività inerenti la gestione famigliare che puntano a sviluppare il senso dell’ordine e dell’organizzazione. Dagli 8 anni, quindi, il bambino sarà in grado di comprendere e praticare il concetto di responsabilità, partendo dagli ambiti di interesse a lui più prossimi qual è, ad esempio, quello scolastico.

Educare all’autonomia i bambini: 5 consigli utili

Stimolare l’autonomia del bambino non è complicato, esserne capaci non necessita di uno studio apposito. Si tratta, piuttosto, di essere pronti e propensi ad adottare una serie di atteggiamenti e di buone prassi che consentano loro di scoprire le proprie capacità e, strada facendo, la propria attitudine a sperimentare il mondo esterno con sicurezza. Ecco cinque regole da osservare per assolvere al meglio questo delicato compito.

1. Non sostituirsi: educare al fare da sé

Dalle azioni più elementari a quelle più complicate, sostituirsi al bambino è sempre e assolutamenta da evitare. Essere “servi” di un figlio, come diceva Maria Montessori, equivale a farlo sentire incapace di fare da solo. L’obiettivo da centrare deve essere, invece, l’esatto contrario. Cosa fare, dunque, per sostenere lo sviluppo autonomia bambino? Senza dubbio dargli modo di imparare a compiere da solo le azioni consone alla sua età, mettendo a disposizione l’esempio e incoraggiandolo a imitarlo.

2. Coinvolgere: educare al fare per

L’insieme di azioni e gesti che compongono la routine quotidiana di una famiglia rappresentano il terreno di sperimentazione più adeguato per il raggiungimento dell’autonomia bambino. Questo perché avere delle routine, ed essere parte attiva di esse, contribuisce a infondere nel bambino quel senso di sicurezza nelle proprie capacità che, poi, sarà alleato fondamentale nel compimento della sua vita da adulto. Coinvolgere il piccolo di casa, per esempio, nelle faccende domestiche, dargli modo di assolvere a quelle incombenze che, a pieno titolo, rientrano nella gestione di sé, come mangiare, vestirsi, lavarsi e anche della vita familiare, come apparecchiare, rifare il letto, tenere in ordine, è un modo valido per farlo sentire parte essenziale di un mondo, quello familiare, in cui ciascuno ha il proprio valore, il proprio ruolo e le proprie responsabilità. Verso se stessi e verso gli altri.

3. Senza sosta, ma senza fretta

Educare all’autonomia bambini richiede due doti fondamentali: pazienza e perseveranza. Ciò significa che, quando chiediamo a nostro figlio di compiere un’azione, dobbiamo essere certi di esprimere la nostra richiesta in modo chiaro. Ma, soprattutto, dobbiamo essere pronti a riformulare tale richiesta, qualora fosse necessario, utilizzando un linguaggio alla portata dell’età del bambino. Un genitore paziente e costante, capace di non perdere di vista l’obiettivo di fronte alle difficoltà è l’esempio più valido possa esserci.

4. Liberi di sbagliare, liberi di imparare

«Sbagliando si impara». Se c’è una massima che, più di altre, trova la sua applicazione nel percorso verso il raggiungimento dell’autonomia dei bambini è senz’altro questa. Lasciare i bambini liberi di provare da soli deve significare anche, e soprattutto, dargli la possibilità di sbagliare, considerando l’errore come occasione di crescita, quale strumento per testare le proprie capacità e affinarle. Come dobbiamo comportarci quando nostro figlio sbaglia? Semplicemente facendo passare l’errore in secondo piano, incoraggiandolo a rimediare ed esaltando la sua capacità di trovare, e sperimentare, nuove soluzioni.

5. Incoraggiare non significa imporre

Incentivare lo sviluppo dell’autonomia del bambino significa accompagnarlo nella scoperta prima e, subito dopo, nell’esercizio delle proprie abilità. Per questo chiedere al bambino di svolgere un’azione, anche quella apparentemente più banale, non basta. È necessario che tale azione sia incoraggiata. Incoraggiare, però, non significa imporre: il rischio è di scoraggiare il compimento dell’azione stessa e, di conseguenza, la capacità del bambino a compierla.

Come stimolare autonomia bambini attraverso il gioco

Soprattutto nei primi anni di vita quello del gioco rappresenta un momento fondante nel processo di sviluppo dell’autonomia del bambino. Un bambino che è capace di giocare da solo, senza l’intervento o addirittura senza la presenza fisica dell’adulto, è certamente un bambino che va maturando consapevolezza e volontà di fare da sé e per sé. Nel pensiero montessoriano, infatti, il gioco è considerato come il lavoro del bambino ed è proprio attraverso il gioco che il bambino impara ad essere capace e indipendente.

Rendere autonomo nel gioco un figlio è un compito sicuramente più arduo per i genitori di figli unici che, meno di altri, hanno la possibilità di confrontarsi anche nella fase ludica con i proprio simili, tendendo a rivolgersi sempre e comunque alla figura adulta. Ma non è assolutamente impossibile: per farlo basta sapersi orientare tra le proposte di gioco, individuando quella più adatta alla situazione e, al tempo stesso, assumere il comportamente più adeguato.

Un gioco che implica lo svolgimento di una routine è sicuramente utile a incoraggiare l’autonomia: riordinare il proprio spazio, imparare a tenerlo pulito può diventare un gioco utile a rendere il bambino consapevole delle proprie capacità, in relazione non solo a se stesso ma anche al proprio contesto. In quest’ottica, i cestini della creatività, da utilizzare come contenitori per oggetti e giocattoli, possono rappresentare un valido strumento per incoraggiare il gioco autonomo e, più in generale, l’autonomia dei bambini finalizzata al raggiungimento di uno scopo ben preciso. Per ogni coppia di cestini, un mondo da “riempire”, un universo di cui prendersi cura, dimostrando di essere “grandi”.